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Eventi e Rassegna stampa

CASO BATTISTI

  • da La Repubblica del 09 giugno 2011

Caso Battisti

La rabbia dei familiari delle vittime
"È una beffa, non ci fermiamo qui"

 

Maurizio Campagna non trattiene l'indignazione per la decisione Corte suprema brasiliana: "È una beffa". Suo fratello, Andrea, era un agente di polizia morto in un agguato a Milano nel 1979. Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso dai Pac: "Battisti deve pagare". Sabbadin: "Un altro schiaffo". Alessandro Santoro, figlio della prima vittima: "Decisione che aggiunge irrazionalità a ferita mai chiusa"


ROMA - "Oggi l'hanno ucciso per la terza volta: la prima nel '79, per mano di Cesare Battisti; la seconda in questi 30 anni di oblio; la terza, infine, con il verdetto che arriva dalla Corte suprema brasiliana". Maurizio Campagna, fratello dell'agente Andrea Campagna ucciso 32 anni fa in un agguato a Milano rivendicato dai Proletari armati per il comunismo, commenta il no all'estradizione di Battisti deciso dalla Corte Suprema brasiliana. "Non so cosa dire, è una decisione assurda che va oltre ogni limite di ragionevolezza" sono state le parole di Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso sempre nel 1979 a Milano. Carico di tristezza il commento di Adriano Sabbadin, figlio di Lino, il macellaio di santa Maria di Sala (Venezia), ucciso da un commando dei Pac il 16 febbraio 1979: "L'ennesimo schiaffo". Infine, Alessandro Santoro, figlio di Antonio, il direttore delle carceri di Udine, prima vittima dell'ex terrorista rosso, che lo uccise il 6 giugno 1978, fa fatica a trovare le parole da dire: ''Sono senza parole - spiega - non solo perché tocca la storia mia, dei miei familiari e di tutti i parenti delle vittime; mi turba anche per l'impunità che siconcede a Battisti".

Torregiani: "Non mi fermo qui". Alberto Torregiani, che nell'agguato venne colpito da una pallottola sfuggita nella colluttazione al padre Pierluigi Torregiani e da allora è sulla sedia a rotelle, non ha molte parole per commentare il verdetto del Tribunale federale brasiliano. Ma ha una
certezza: "Non mi fermo sicuramente qui. Oggi mi consulterò con gli avvocati, sono pronto a rivolgermi anche alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, ma è giusto che Battisti paghi per i suoi crimini". Torregiani, comunque, afferma di non essere rimasto più di tanto sorpreso dalla decisione della Corte suprema brasiliana, piuttosto è meravigliato della fretta avuta dai giudici: "stavolta la sentenza è quasi assoluta. Sembra quasi che i giudici si siano riuniti solo per scarcerarlo: c'è stata troppa fretta. Una fretta che colpisce. È una cosa ignobile e assurda in ogni civiltà". Il figlio del gioielliere, poi, esprime forte rammarico per il fatto che Battisti ora "è libero e può girare come gli pare e piace e siccome è un delinquente si nasconderà".

Campagna: "Troppi interessi di politica e lobby finanziarie". "È una beffa - tuona -. Oggi andrò dove hanno ammazzato mio fratello, colpito da una pistola impugnata dallo stesso Battisti in via Modica, a portare un mazzo di fiori, perché oggi l'hanno assassinato nuovamente", ribadisce. "Andrea aveva 25 anni quando venne ammazzato, reo di esser stato visto in tv mentre arrestava dei terroristi coinvolti nell'agguato di Torregiani. Era un proletario, un semplice poliziotto - ricorda - eppure è stato ammazzato dai Proletari armati per il comunismo". "Andrea - ricorda il fratello - è stato ammazzato per mano di Battisti. Dei quattro omicidi per i quali il terrorista dei Pac è stato condannato, infatti, Battisti sparò materialmente in due di essi: al maresciallo Antonio Santoro e, appunto, all'agente Andrea Campagna. È con profondo rammarico che ho appreso la decisione della Corte Suprema brasiliana - prosegue -, ma quando nella giustizia si intrufolano politica e lobby finanziarie si creano devianze pericolose, e la giustizia smette di essere giusta". A pagare "i familiari delle vittime, beffati più e più volte in questi 30 anni. Ora il ministro Frattini dice che si rivolgerà alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja, ma ormai la questione ha assunto una dimensione sempre più politica. Vediamo cosa accadrà, certo noi continuiamo a chiedere giustizia. Intanto - conclude - vado in via Modica a portare un mazzo di fiori".

Sabbadin: "L'Italia ha fatto tutto il possibile". "Per me, per noi, è uno schiaffo; è l'ennesimo schiaffo'': sono cariche di amarezza le parole di Adriano Sabbadin, che si dice convinto che l'Italia ha fatto tutto il possibile per ottenere il rimpatrio di Battisti, condannato all'ergastolo per quattro omicidi, e lancia un invito a partecipare alla cerimonia che domenica prossima vedrà l'intitolazione di una piazza di Caltana di Santa Maria di Sala alle vittime del terrorismo. ''Sarà un modo - ha detto - per ribadire il nostro sdegno davanti alla decisione dei giudici brasiliani''.

Santoro: "In questo momento si dovrebbe stare in silenzio". Alessandro Santoro non si fa capace della decisione presa dai giudici brasiliani: ''Sono senza parole - spiega Santoro - ...la decisione è stata presa a maggioranza e senza fondamento giuridico''. Secondo Santoro "è un atto di forza e di potere di un Paese crescente, che rende legittimo un atto di forza e di violenza di quegli anni '70. Credo che in questo momento si dovrebbe anche stare in silenzio. La decisione aggiunge a una ferita mai chiusa un'ombra di irrazionalità, lo spettro dell'impunità che indebolisce la fiducia nelle relazioni democratiche internazionali". Santoro, che ha seguito in diretta durante la notte la sintesi della decisione fornita dal presidente della Corte suprema, ha sperato fino all'ultimo nella possibilità di una composizione di questa difficile situazione. Ora, però, non spera più nella possibilità di vedere Battisti scontare la sua pena nelle carceri italiane, neanche dopo l'annuncio della Farnesina di rivolgersi alla Corte internazionale di Giustizia dell'Aja. ''Ormai per l'estradizione di Battisti senz'altro non si può fare nulla, perché il tribunale dell'Aja può solo dichiarare una versione autentica di interpretazione di un trattato bilaterale tra i due Paesi, forse poteva creare una soluzione politica prima della discussione del caso. Non so perché non ci sia stato prima un incontro tra Italia e Brasile''.

Associazione italiana vittime del terrorismo: "Italia trattata come Paese che tortura i detenuti". Non un Paese che rispetta i diritti dei detenuti, ma come uno nel quale c'è tortura e pena di morte. Secondo il presidente dell'Associazione italiana vittime del terrorismo (Aiviter), Dante Notaristefano, il trattamento riservato all'Italia da Francia e Brasile nella vicenda Battisti fa pensare questo: "Sin dall'inizio - confida - tutti, a partire dalla Francia passando per il Brasile, hanno vissuto l'estradizione come uno spauracchio, come se l'Italia non garantisse, bensì violasse, i diritti dei detenuti. Dimenticando che quasi tutti gli ex terroristi degli anni di piombo ormai sono fuori dai penitenziari, beneficiari di provvedimenti fin troppo generosi. Eppure veniamo trattati come un Paese che ricorre alla tortura o dove è prevista la pena di morte, quasi come fossimo una dittatura". Ma "Battisti ha un debito da pagare - sottolinea Notaristefano, scampato nel 1978 a un attentato delle Br - e sottrarlo alla giustizia suona come uno schiaffo". L'associazione che presiede ora "valuterà tutte le azioni da intraprendere" per contrastare la decisione della Corte Suprema, e per "sottolineare alle autorità la necessità di esperire tutte le azioni possibili in tal senso. Noi insisteremo facendo il possibile", assicura.


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