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CASO BATTISTI

  • da La Stampa del 31/12/2010

"Verità e giustizia contano meno delle sue protezioni"

I familiari dei quattro uccisi nelle azioni del terrorista rosso chiedono di fare valere le ragioni dell'Italia democratica

di LUCIANO BORGHESAN

TORINO
Il 15 gennaio a Roma manifestazione nazionale, e già martedì 4, alle ore 16, in piazza Navona, sit-in di fronte all’ambasciata del Brasile: annuncia Alberto Torregiani, figlio dell’orefice Pierluigi, uno dei quattro ammazzati per cui Cesare Battisti fu condannato all’ergastolo.

In attesa di notizie sull’estradizione, i familiari delle vittime sono stati in continuo contatto telefonico, assieme hanno scritto l’ennesimo appello: «Com’è possibile dare ancora tutele a un terrorista giudicato in tre processi?». Torregiani, Maurizio Campagna (fratello del poliziotto della Disog Andrea ammazzato a Milano, 19 aprile 1979), Alessandro Santoro (figlio dell’agente di custodia Antonio ucciso a Udine, 6 giugno 1978) e Adriano Sabbadin (figlio di Lino, macellaio, colpito durante una rapina dei Proletari comunisti armati a Mestre, 16 febbraio 1979) sono sconcertati: «Messico, Parigi, Brasile, da trent’anni Battisti gira il mondo. Contano di più le sue protezioni dell’esigenza di verità e giustizia di un intero Paese».

A fianco dei familiari si schiera il presidente dell’Associazione Vittime del terrorismo (Aiviter), Dante Notaristefano per «una risposta pronta, forte e univoca da parte del nostro governo»; lo fa con un messaggio durissimo verso Lula: «E’ del tutto evidente che il presidente brasiliano uscente con i suoi trascorsi biografici di esponente della sinistra rivoluzionaria latinoamericana possa credere alla versione che la difesa di Battisti ha costruito dipingendo l’Italia degli anni ‘70 come un paese golpista e repressivo... E’ però notorio che Battisti non è stato giudicato dal tribunale di una dittatura militare, ma da quello di un paese democratico che tra l’altro ha sconfitto il terrorismo anche attraverso una poco nobile legislazione premiale, grazie alla quale non vede da tempo quasi più nessun ex terrorista in carcere».

Commenti amari quelli dei figli del commissario di Ps, Rosario Berardi, ammazzato dalle Br nel 1978; scrive Giovanni: «Natale, nuovo anno, parlamento chiuso: tutti si devono godere le strameritate feste. Per noi sono finite da quel maledetto giorno in cui quelli come Battisti uccisero i nostri cari, colpevoli solo di essere integerrimi servitori della Patria», Bruno aggiunge: «Protesteremo a Brasilia sotto le finestre della presidenza, come facemmo a Parigi davanti all’Eliseo».

Delle morti di cui Battisti è accusato, quelle di Campagna e Santoro sono state imputate proprio alla mano dell’ex terrorista di Sermoneta (Latina), ora cinquantaseienne, mentre delle altre sarebbe stato «ispiratore» e «palo». «Ma non è un “ex” - corregge Maurizio Campagna -, è ancora un terrorista, non si è mai pentito, nè dissociato. Si dichiara innocente? Condannato in contumacia? Però è lui che ha scelto la fuga: venga in Italia e spieghi al magistrato chi ha sparato se non lui».

Che storia quella di Battisti! Arrestato nel ‘79, due anni dopo fu liberato dal carcere di Frosinone da Pietro Mutti il quale, poi, pentitosi, l’accusò degli omicidi. Quindi riparò in Francia, rifugio di molti terroristi per la «dottrina Mitterrand», di qui in Messico, in quel Puerto Escondido dove (si dice) il «rapinatore rosso» divenne lo spunto per il film di Salvatores (1992, nel ruolo interpretato da Claudio Bisio). Nel 1990 di nuovo in Francia, difeso da ambienti culturali parigini e anche dalle sorelle torinesi Carla e Valeria Bruni Tedeschi. Per le attenzioni di lady Carlà (da lei smentite) il presidente francese Sarkozy fu sospettato dalle vittime di avere un occhio di riguardo. Infine, il Brasile, Lula, ma stesso copione: «protetto di lusso».
 


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